La situazione delle aziende in Italia è questa: solo il 3,5% delle aziende con oltre 10 dipendenti vendono online.
Questo é sicuramente un dato allarmante anche se é un dato in continua crescita.
La gran parte delle aziende che vende online é rappresentata dal settore turismo (49%) seguito a molta distanza dal settore abbigliamento (3%) e da un settore contenitore denominato “altro” per un 27% di cui sappiamo ben poco se non che comprende anche i servizi.
Perché in Italia il mercato é così ristretto a pochi settori? Perchè le aziende dot-com detengono il 50% del mercato e le restanti (aziende di produzione per esempio) non vendono online che per il 3% dato che tra l’altro é in continuo calo?
Ho provato a dare una risposta a queste domande analizzando alcuni dati ed ecco qualche idea:
- in Italia il mercato si stà “aprendo” negli ultimi 2 o 3 anni
- le stime di crescita sono andate in collisione con la crisi finanziaria del 2008
- le aziende si erano buttate nel settore agli inizi e si sono scottate
- in Italia si pensa che basti un sito per vendere (vedi punto 3)
- non esistono campagne di marketing aggressive
- non si accetta l’idea che online ed offline viaggino sullo stesso piano (grave errore)
- non si fanno investimenti (anche la GDO Food ha abbandonato il web)
In particolare la storia delle vendite online in Italia:
chi vende e guadagna sul web sono le aziende di servizi e prodotti finanziari come Banche, Mutui ed Assicurazioni che miscelano nel giusto rapporto pubblicità e primo contatto on line e, solo successivamente, la stipula del contratto on land, seguendo quindi il processo: online –> online –> offline.
Anche i prodotti di nicchia alimentari miscelano il pendolo on/offline ma al contrario: offline –> online (acquisto un prodotto in zona, lo consumo a casa, mi piace e lo ordino via internet).
Molte aziende di distribuzione, capendo che vendere online é difficoltoso, preferiscono utilizzare buoni sconto stampabili da presentare successivamente al punto vendita più vicino al cliente (Mercatone Uno) assicurandolo circa l’assistenza, il montaggio ed il traporto. Il lay-out é quindi il seguente online –> online –> offline.
Ma non é stato sempre così infatti centinaia di aziende che, verso la fine degli anni ’90 aprirono siti di E-commerce, dovettero ben presto chiuderli a causa di una inesistente campagna di marketing.
Il giusto marketing-mix dovrebbe comprendere:
- search engine marketing
- search engine optimization (quanto basta)
- article marketing
- social-media marketing
- affiliazioni
- banner pubblicitari

