Come utilizzare le tribù digitali di Facebook

L’evoluzione del consumo e del mercato ha creato

delle nicchie di consenso ampiamente presenti su

Facebook:“le tribù digitali”.


Queste tribù si aggregano attorno a marchi ben posizionati e noti come nel caso della Nutella (il più grande gruppo con oltre tre milioni di iscritti), i marchi sono diventati centrali nell’esperienza d’acquisto e di appartenenza delle tribù.

Ogni azienda, grande o piccola che sia, controlla o fa parte di una nicchia o segmento di mercato ben definito: fa parte della natura delle cose.

Quindi il problema e la soluzione sono all’interno della premessa di questo post: Tribù (esperienza utente) e Azienda (nicchia di mercato).

Le tribù, si configurano come proprie “comunità di marchio” (brand comunity) e si possono così caratterizzare:

  • senso di appartenenza (diverso quindi da chi non vi appartiene)
  • rituali e tradizioni (particolari per ogni gruppo, linguaggio compreso)
  • responsabilità morale (verso gli altri appartenenti magari quelli nuovi o verso i più vecchi)
  • multicanalità, dove gli utenti tendono a diffondere il marchio o le informazioni attraverso tutti i canali disponibili (video, audio, testo, immagini, passaparola).

Una azienda che possiede le caratteristiche etico-morali può inserirsi ed incentivare la propria comunità di marchio mettendo a disposizione materiale gratuito e/o sponsorizzazioni alla propria tribù.

Ricordiamoci sempre che un consiglio da un utente che appartiene al nostro gruppo vale molto di più di mille spot televisivi (senso di appartenenza e rituali).

Facciamo un esempio per capirci meglio:

abbandoniamo per esempio l’idea della Ferrero/Nutella che chiaramente dispone di mezzi non usuali per i più ma, parliamo di una qualsiasi azienda che possiamo avere sotto casa.

Un qualsiasi meccanico potrà utilizzare e gestire una operazione di marketing, attraverso Facebook, utilizzando sponsorizzazioni ad eventi come gare automobilistiche o mostre d’auto d’epoca semplicemente inserendo il proprio brand all’interno di facebook.

Potrà inserire informazioni circa il nuovo motore o il nuovo carburatore della data azienda semplicemente utilizzando uno scanner e caricando l’immagine sul social.

Potrà effettuare un video, insegnado a cambiare le catene in meno di 3 minuti o cambiare la batteria spendendo meno di 3€ (video virali).

La multicanalità delle tribù digitali, non è altro che il famoso “viral marketing” di cui abbiamo tanto parlato negli ultimi anni.

Dovrà condividerne gli usi ed i rituali ma chi meglio di lui potrà conoscerli? Non è la Ferrero che vive tanto distante dai suoi clienti!!

Questi sistemi sono del tutto nuovi rispetto alle normali tecniche di marketing ma per essere efficaci, dovranno rispecchiare una serie di fattori:

  • sensibilità
  • intuizione
  • creatività (quel che basta)
  • capacità di relazione
  • impegno

Nello specifico si rimannda alla lettura di Alessandro Prunesti, Social media e comunicazione di marketing edito dalla Franco Angeli nel 2009.

Le tribù digitali non devono essere confuse con aggregati di ragazzini smanettoni del computer ma come gruppi sociali di qualsiasi età, estrazione sociale, lingua…., le triù sono fondate sulla passione per un prodotto o servizio e gruppi di prodotti (auto d’epoca) e soprattutto non deve essere gestita dall’azienda di riferimento.

Quindi per sintetizzare:

  • analizziamo la nostra nicchia di appartenenza
  • ricerchiamo informazioni e condividiamo materiale
  • interagiamo con la nicchia
  • distribuiamo link per relazionarci con il gruppo
  • programmiamo una certa presenza online
  • non spargiamo link indiscriminatamente (un link una risorsa)
  • siamo creativi

E così anche Facebook, Youtube e Twitter riusciranno a spingere in alto il nostro marchio molto velocemente (virale) e a bassisimo costo.


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